anonimo architettura | Casa della Cultura Ladina
Casa della Cultura Ladina - anonimo architettura
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Casa della Cultura Ladina

Ortisei (BZ), Italia

2020

FINALISTA

Un edificio simbolico, la nuova sede della Casa della Cultura Ladina vuole richiamare l’identità delle valli dolomitiche. La proposta di intervento prevede la ristrutturazione dell’attuale Cesa di Ladins e la costruzione di un nuovo edificio ad essa affiancato che ospiterebbe il nuovo teatro-auditorium, degli spazi per le conferenze e dei nuovi archivi. Il collegamento tra i due edifici avviene nella parte sotterranea dove su due livelli si sviluppa il museo con spazi espositivi che permettono di mostrare le opere attualmente esibite nel fabbricato esistente. L’attuale Cesa di Ladins, con una nuova veste, viene adibita ad ingresso principale del museo e, ai piani superiori, viene allestita la nuova biblioteca e gli uffici delle associazioni culturali locali. Il nuovo volume, con i suoi prospetti tripartiti, ricorda i tradizionali mejes ladini, i masi in legno. Il rivestimento in assi di larice su di uno sfondo dorato si riferisce invece alla tradizione scultorea della valle, alle opere sacre esposte nel museo e alla tecnologia costruttiva dei masi stessi, dove la luce e l’aria vengono filtrate dalle doghe in legno lasciate a sapiente distanza. L’elemento decorativo viene analizzato e semplificato, ma è presente per caratterizzare la funzione e l’importanza che il nuovo complesso ha per la comunità ladina. L’arredo scelto non può che tener conto della tradizione locale, ma sotto terra viene ricercata la purezza della linea con la matericità del cemento faccia vista. Un ambiente modesto, semplice e contemporaneo. L’edificio inoltre viene pensato come indipendente dal punto di vista energetico, grazie ad i nuovi impianti previsti, rispettando i principi di KlimaHaus, garantendo la sostenibilità e il basso consumo, un edificio passivo. Infine la piazza: il lotto viene svuotato, permettendo ai due edifici non solo un dialogo fra l’antico e il contemporaneo, ma consentendo anche di sfruttare lo spazio esterno nella bella stagione. La città e la sua gente entra di fatto nel nuovo involucro che la accoglie, il contenitore si espande permettendo alla nuova piazza di inserirsi, di interagire; uno spazio flessibile a disposizione della comunità.

con

Inches Geleta Architetti, arch. Giulio Pandolfi